Il Paese dei Balocchi

Dopo tre mesi di viaggio svuoto la mia fedele valigina che adesso è ingrassata (come me, esattamente 7 kg dalla partenza) e rimango immobile nella mia stanza. Sono a casa. L’ultima italiana girovaga è tornata in patria dopo una marcia di un mese, due Festival di Teatro , tre città magnifiche quali Tolosa, Parigi e Bordeaux e un tuffo nell’oceano. Sorrido pensando alla mia avventura e mi rendo conto che un viaggio così non può capitare tutti i giorni…. sono felice che sia capitato proprio a me. Dalla valigia sbuca di tutto: cartoline di musei, mappe, libri francesi, lettere, biglietti di treni, aerei, metropolitane, autobus e traghetti , vestiti sgualciti e malridotti, il mio costume di scena, i pentolini che usavo nello spettacolo e infine il programma del Festival di Agen. Dopo un mese dalla fine del Festival riapro il flyer e da brava Lenta ma Inesorabile mi rendo conto che ho dimenticato una cosa importante prima di tornare in Italia: scrivere l’ultimo articolo del nostro blog. Ed ecco a voi direttamente dalla camera da letto di una casetta nei pressi di San Piero a Ponti l’ultimo articolo di questa grande avventura, scritto da me e dalla mia fedele valigia che, nonostante me l’avessero sconsigliata tutti prima di partire, si è dimostrata valorosa e indistruttibile. Dedico queste ultime righe a tutte le persone che hanno marciato con me, a tutte quelle che mi hanno aiutato, sostenuto, sopportato e salvato. A tutte le persone che mi hanno accolto, coccolato, ospitato, aperto il loro mondo, che mi hanno insegnato tanto e mi hanno amato così come sono senza pretendere niente di più. A tutti quelli che mi hanno sfamato, prestato vestiti o scarpe, mi hanno dato passaggi, mi hanno guidato, mi hanno fatto fare lavatrici e doccia a casa loro e mi hanno insegnato il francese e tante cose che non conoscevo e non si sono mai tirate indietro quando avevo bisogno. A tutte quelle che mi hanno pensata quando ero lontana da casa e a tutte quelle a cui ho pensato io… Infine dedico questo articolo ai “cattivi” che ho incontrato in questo viaggio, a tutti quelli che hanno tentato di fermare la mia marcia o di sciuparla, a quelli che sono riusciti a farmi male e spesse volte a farmi venire la tentazione di abbandonare la mia impresa, perché grazie a loro ho scoperto la mia fortuna e la mia forza. Festival des Bouts d’choux. Una delle sezioni più interessanti del Festival di Agen è decisamente quella che io amo chiamare Il mondo dei Balocchi ossia la seziona dedicata ai più piccoli. Tutti gli anni gli allievi del terzo anno del Theatre du juor possono presentare un progetto e solo i cinque migliori vengono scelti. Quest’anno per la 19esima edizione sono stati presentati: “La Marche du Roi Savate” scritto e diretto da Antoine Blut, “Le cor sur le nez” a cura di Emanuelle Degeorges, “La princesse ensommeillee” di Soliane Moisset, “L’incroyable histoire de Louis Brouillard” di Christelle Ferreira e infine “La petite fille qui arrete le temps” di Steven Dos Santos. Le storie quanto mai insolite e curiose ci hanno trascinato in mondi surreali tra paesi incantati e principesse fuori dall’ordinario . La Marche du Roi Savate ci ha fatto conoscere un principe imbranato che dopo mille peripezie riesce a conquistare il cuore di una principessa viziata grazie all’aiuto di un ranocchio di un topo e di un corvio. Tra le risa dei bambini per il il geniale ingranaggio di questo spettacolo giunge un messaggio forte e chiaro e quanto mai vero: nessuno è perfetto, nemmeno nelle favole. Dal mondo incantato si passa alla storia di un Clown bianco: Pikou, che ne “Le coeur sur le nez”, appare piccolo e impaurito dal pubblico di bambini, ma grazie a loro e ad altri due clown riesce a trovare il coraggio e a tirare fuori tutto il suo mondo . Dipingendo di rosso i nasi di tutti i bambini Pikou ci ricorda che nell’imperfezione si può trovare la vera bellezza e l’unicità. Soliane Moisset invece ci racconta la storia di una principessa perennemente addormentata che, insoddisfatta della sua vita, si rifugia nei sogni, fino a quando un principe insolito e creativo la risveglia e le fa scoprire la bellezza che esiste nel mondo. “L’incroyable histoire de louis brouillard” invece è una magica storia raccontata da una fata che apre un gigantesco libro e legge la storia di un bambino che tra marionette di fantasmi, cani parlanti e sgregge scopre come superare ogni paura: “ Petit peur si tu es là, c’est qu’un tresor est derrièr toi”. Chiude il festival una storia commuovente e reale che affronta il tema della malattia. La petit fille infatti è una piccola bambina con problemi di cuore che ha il potere di fermare il tempo con un grido e grazie a questi poteri aiuta i suoi amici nelle più disparate situazioni. La malattia avanza e alla fine la bambina verrà salvata da un trapianto di cuore, quello che le è stato donato dal suo più grande amico. Così si chiude la sezione per i bambini del Festival di Agen con grande successo di pubblico e con grandi storie ed emozioni… un po’ surreali, proprio come alle volte può diventare la vita el Theatre du jour: un’isola felice che trasforma i cattivi in buoni, le principesse in streghe, i giganti in orchi mannari e i viaggiatori in sognatori … Non potrei finire questo articolo se non con dei puntini di sospensione perché, si sa, il viaggio non finisce mai, come scrive Antonio Machado:

“…Caminante, son tus huellas el camino y nada más; Caminante, no hay camino, se hace camino al andar. Al andar se hace el camino, y al volver la vista atrás se ve la senda que nunca se ha de volver a pisar…”

Un grazie di cuore sopratutto alla Signora del Maniero che ha corretto, riletto e riscritto tutti i miei articoli.

Adelaide, sempre a passo d’uomo, perché altro passo non conosco.

attraverso il fiume Lot

attraverso il fiume Lot

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Un Chapeau de Paille d’Italie I°parte – Intervista a Robert Angebaud

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Il 19°Festival d’Agen si è concluso, ma rimangono in cantiere articoli e ricordi che ci è stato impossibile pubblicare prima del termine, ma che meritano spazio. Tra questi non può mancare l‘intervista a Robert Angebaud, insegnante della scuola teatro d’Aquitania, che ha messo in scena Un Chapeau de Paille d’Italie di E.Labiche. Lo abbiamo incontrato i primi giorni del Festival, appena ha avuto un momento libero è venuto nel cortile del college d’Etat Chaumié per scambiare quattro chiacchiere con noi.

D: Et Donc, come è avvenuto il tuo incontro con il teatro? E come sei diventato insegnante della scuola teatro d’Aquitania?

R: Quand’ero piccolo mio padre si interessava molto al teatro musicale, all’operetta, e io andavo a vederlo ogni sabato, quindi per me il teatro era la musica, il canto. Un giorno ho visto l’avaro di Molière e non c’era né musica né canto e non ho capito niente. Per me nel teatro ci deve essere la musica e quando è possibile anche il canto. Ho cominciato facendo teatro amatoriale, ero in diverse compagnie tra cui una universitaria e una specializzata nel teatro di Brecht. Dopo la guerra di Algeria che io non ho voluto fare, ho incontrato un direttore di una compagnia professionale che  mi ha proposto di essere amministratore della  sua compagnia e di occuparmi delle relazioni pubbliche, tutto questo per poter recitare. Nel 1968 ho incontrato Pierre Debauche e ho lavorato con lui al conservatorio e abbiamo fondato un teatro insieme, lui ha fondato il festival de Francophonie e abbiamo continuato il cammino sempre insieme. Quando Pierre è arrivato ad Agen, mi ha fatto venire voglia di fermarmi, di posare le mie valigie, di fare teatro qui ed è quello che faccio da più di 20 anni.

D: Che cosa pensi di Pierre Debauche?

R: Per me Pierre è prima di tutto un poeta, è un uomo che è capace di fare dei progetti completamente contraddittori e insensati al tempo stesso e di dare fiducia agli altri per farli; ho rispetto e ammirazione per lui. E’ lui che guida la macchina dal 1968 e in quella macchina c’è un posto per me, io mi faccio trasportare.

D: Come scegli i testi da mettere in scena? Perché proprio il Cappello di Paglia di Labiche?

R: C’è un idea che il regista sceglie. Io non ho mai l’impressione di scegliere veramente, mi sembra che le cose mi arrivino. Per le Chapeau è stato Pyerik a dire di fare questo testo.

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D: Per la regia di uno spettacolo, tra recitazione, musiche, canzoni, costumi… Qual è la tua priorità?

R: L’attore. Io posso fare uno spettacolo senza scenografia né decorazioni, ma fondamentalmente mi interessa il corpo dell’attore nello spazio, mi interessa come occupa lo spazio, come si muove, possiamo chiamarlo coreografia, pantomima, commedia, tragedia… Ma i giovani vengono per vedere il corpo dell’attore. Gli attori inoltre devono pensare ai loro costumi e prepararseli da soli.

D: Come avviene la scelta del cast?

R: Io organizzo la distribuzione dei ruoli in base agli accordi e all’armonia delle voci, che devono aiutarsi tra loro e non contrastarsi.

D: Per la creazione di un personaggio fornisci delle indicazioni oppure lasci fare loro delle proposizioni?

R: Mi interessa l’improvvisazione e come ognuno trova il proprio metodo, non ho voglia di lavorare con giovani che hanno tutti lo stesso pensiero, lo stesso metodo, perché quello deve essere personale. Dunque bisogna ricercare, ci sono dei momenti di panico, e quando però non ho il tempo e sono obbligato ad andare più veloce allora devo dare loro delle indicazioni; è la contraddizione del mestiere.

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D: In questo spettacolo i personaggi sono delle caricature, delle parodie, strumenti per criticare la società. La difficoltà in questo spettacolo non è il rischio di cadere in un’interpretazione troppo esteriore?

R: Si ci sono delle difficoltà, ma non come esagerazione, ma di uscire dalle abitudini psicologiche. Stanislavskij penso si applichi al dramma; voi allievi della scuola del teatro Metastasio avete appreso la tecnica della maschera… E usare la maschera ovviamente è un modo di recitare differente dal fare Cechov, poiché non sono dei personaggi reali. Per un attore francese è difficile liberarsi dal dramma. L’importante è jouer. V’è un detto francese che dice “mettersi nella pelle del personaggio”, ma in realtà non la vedi mai, la pelle è la tua.

D: C’è un messaggio che vuoi mandare tramite questo spettacolo?

R: Io non ho un messaggio personale da inviare, so che il testo mi parla di molte cose, mi racconta di una società, Ferdinand è un piccolo borghese, è l’anti-eroe. Mi interessa soprattutto la questione del matrimonio e come si sviluppa in quest’opera… è terribile!

D: La scelta di far indossare dei nasi di maiale alla sposa e a tutti i suoi parenti…

R: Ferdinand racconta un mondo irreale, lui vede una realtà deformata a causa delle sue paure e tutti i giovani che considera inferiori lui li vede come bestie. Quindi ho voluto che il coro divenisse visibile allo spettatore esattamente come lo vede Ferdinard. La maschera è anche un modo per far sentire gli attori del coro più uniti e per accomunarli.

D: Come è stato recitare con i tuoi allievi nel Re Lear?

R: Per me è normale, sono 20 anni che recito con i miei allievi. La mattina si fanno i corsi, il pomeriggio si prova e la sera si recita. Per me è assolutamente normale!

D: A che cosa pensi quando reciti?

R: La sola cosa che mi interessa è divertirmi, di essere come un bambino, la sensazione è la stessa.

Ringraziamo di cuore Robert per la sua disponibilità e per il suo pozzo di esperienze; ci auguriamo di rivederlo presto. Per ascoltare l’intervista in francese seguire il link, troverete senz’altro maggiori dettagli:

Interview en français à Robert Angebaud:

http://yourlisten.com//Rosemaryeiltre_tw/intervista-a-robert-angebaud

La soif de vivre… dopo la scuola

Agen – In molti si domandano cosa faranno una volta terminata la propria formazione teatrale, quale strada prenderanno e quali occasioni cominceranno a scorrere sotto i loro piedi. Non fanno eccezione gli allievi del theatre du jour, tra i quali c’è chi, finito il terzo ed ultimo anno, andrà all’estero, chi all’università, chi invece resterà nel  limbo ancora per un po’, giusto il tempo di riflettere sul da farsi. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare tre  ex allievi di Pierre Debauche che hanno concluso la scuola lo scorso anno, tentando in vari modi di proseguire il loro sogno; ma non è facile, niente lo è mai abbastanza quando si parla di questo mestiere. Ecco che li vediamo immersi nella generale de  La soif de vivre, scritto da Gregoire Bourocher, che nella pièce interpreta Gaspard, un uomo imprigionato dentro al ruolo del suo personaggio; egli infatti è convinto di vivere in un mondo irreale, dove chi è al potere ha soppresso l’acqua sostituendola con una bevanda “Lalavida” per controllare le menti delle persone, vere e proprie macchine da lavoro.  Alice Parrote e Celine Lautie interpretano le sorelle di Gaspard che decidono di risvegliarlo dal trance in cui si trova recitando insieme a lui, tentando di fargli ricordare che quella non è la sua vita, che quel mondo in cui si è nascosto non esiste e che forse il teatro l’ha assorbito a tal punto da fargli perdere perfino se stesso.

“Abbiamo bisogno di un video per farlo girare” ci spiega Alice “Per venedere uno spettacolo è meglio andare di persona da chi potrebbe essere interessato a comprararlo; video e dossier sono necessari”

Ci mostra duque la loro scheda di presentazione composta da 5 pagine: introduzione allo spettacolo, la trama nel dettaglio, i personaggi, a chi si indirizza come pubblico, durata e spazio necessario, tempo necessario per il montaggio e per la preparazione degli attori, gli strumenti tecnici, una pagina con il logo e i contatti della compagnia “Le Thyase, collectif artistique tout terrain”  e una richiesta per poterlo portare nelle scuole, il tutto corredato da una grafica impeccabile.

Alice e Celine ci informano Il cachet minimo per un attore è 200 euro, di cui 120 sono di tasse e il resto rimane all’attore.

Facciamo un in bocca al lupo per questa giovane compagnia e speriamo di poter vedere altre loro rappresentazioni!

Per chi fosse interessato questo è il loro sito internet http://lethyase.com

Vi salutiamo con una canzone di De Gregori,

Una vita da… Bénévole

Agen, ore 8:30 – Suona la sveglia .

Mi giro, apro gli occhi e mi chiedo: « Ma dove sono? » Cerco di fare mente locale e dopo aver pensato a tutti i letti in cui ho dormito e a tutti i posti in cui ho vissuto in questi ultimi due mesi, trovo la risposta : sono nel letto del liceo di Agen perchè sono una bénévole, ossia una volontaria per il 19° Festival di Teatro.

Sorrido tra me e me e poi sbadiglio, mi alzo e vado nel letto difronte al mio dove dorme Maria Elena. La sveglio e le chiedo le chiavi di questo incredibile posto, dato che lei è la “responsabile” e adesso è stata soprannominata da me LA SIGNORA DEL MANIERO.

Scendo le scale, passo tra le classi chiuse e i banchi accatastati di questa scuola, arrivo alla porta di sicurezza, la apro ed ecco un bel sole e e due tecnici che mi salutano con un proiettore in mano. Mentre mi dirigo verso la cucina attraversando il cortile dove è stato costruito il palco in legno, sede degli spettacoli, cerco la chiave giusta per aprire e cominciare questo nuovo giorno. A poco a poco arrivano gli altri  volontari e con loro la signora del maniero  per fare colazione tutti insieme e per decidere la nostra giornata . In programma abbiamo uno workshop di poesia con Françoise Danell fino allé 13:00 e poi ci dedichiamo alla preparazione della serata.

Ci dividiamo in gruppi: c’è chi prende le prenotazioni, chi prepara e stampa biglietti, chi distribuisce volantini e oggi noi siamo addette alla cucina e al bar, tra sandwich, insalate e bevute.  Alle 17:00 cominciamo a tagliare il pane e tra una canzone francese e una italiana arriva come per magia Giulia, la nostra preziosa traduttrice, amica e compagna di marcia che anche lei come noi si occupa dell’organizzazione  del festival.  I bénévole sono tutti giovanissimi ma, nonostante la differenza di età e di lingua, dopo solo tre giorni ci sentiamo già una squadra che ride e  si aiuta, che canta e lavora insieme con gioia. Sono le 21.00,  tutto è pronto ed ecco che le porte del liceo si aprono e cominciano ad arrivare gli spettatori

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Nel mondo dei Cartoons

6 luglio, Agen – Immaginate un paese delle meraviglie, dove una principessa sadica e capricciosa attende impaziente l’arrivo del principe azzurro, ordinato come un pacco postale e mai pervenuto… Improvvisate una faina e un corvo come servitori energici e maldestri e un re impacciato fino all’estremo, impaurito e tragicomico, che non riesce ad esprimere l’amore per la principessa, la quale architetta ogni giorno nuovi stratagemmi per ridere della sua sfortuna. E infine lasciatevi capitombolare nella storia da un rospo, amico fedele del re Savate, che lo spinge e lo segue nelle più pericolose follie per conquistare il cuore della sua amata. Il tutto ricorda una celebre canzone di De André, intitolata “La ballata dell’Amore Cieco”; “un uomo onesto un uomo probo (…) si innamoro’ perdutamente d’una che non lo amava niente”. La storia “La marche du Roi Savate” è stata scritta da Antoine Blut, allievo del terzo anno del theatre du jour, il quale ha utilizzato una mise en scène originale e dal ritmo frenetico: tutti i personaggi presenti si muovono e reagiscono come cartoni animati viventi. Ecco che vediamo martelli giganti, rimbalzi e salti spropositati, secchi ripieni di colla,  dinamite  ed esplosioni come in Willy il Coyote, il tutto accompagnato da una mimica attoriale degna di nota; da segnalare inoltre le maschere dei tre attori che interpretano gli animali, funzionali e ben elaborate, e la figura del drago che viene costruita sul momento con un carrello della spesa, un lampadario come testa e delle forchette per i denti. Le musiche rievocano un videogame di altri tempi; la scenografia si basa su una pedana rotante a due facce: da una parte la reggia della principessa, rosea e confettosa, dall’altra quella del Roi Savate, un caos di pentole e cianfrusaglie. Uno spettacolo che merita di girare, un ottimo inizio per il Festival Bout’s Choux, dedicato a un pubblico più giovane.

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Il Canto come Arma drammaturgica

Sabato 29 giugno, Agen – Nel pomeriggio al theatre du jour proseguono le prove individuali de “Un chapeau de paille d’Italie” di E. Labiche, regia di Robert Angebaud; la musica prende forma, i canti si perfezionano e si plasmano con l’utilizzo di mixer ed effetti sonori che trasformano la voce al microfono. Sophie Jourdan, una delle prime allieve d Debauche, dona vita all’opera con la sua musica e ci svela che le parole dei canti dello spettacolo rispecchiano i cori presenti nel testo di Labiche, il quale li aveva immaginati accompagnati da motivi ben noti all’epoca, come ad esempio “Air de la romance de l’Armandier” o “l’air de Nargeot“; per questo motivo e su indicazione del regista Robert Angebaud, le musiche ideate e suonate dal vivo dalla stessa Sophie si ispirano a canti moderni conosciuti, pensati in modo tale da rievocare nel pubblico qualcosa di familiare, ma in modo non troppo evidente; ascoltandoli si ha infatti l’impressione di conoscerli da sempre, senza tuttavia riuscirvi a trovare una collocazione precisa. Assistiamo in veste di spettatrici privilegiate alla prova del quarto atto e rimaniamo stupite dal ritmo frenetico, dalla pulizia di certi movimenti, dall’energia degli attori e dall’utilizzo del canto non come uno strumento esteriore o descrittivo, ma in modo drammaturgico!

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Il regista non lascia loro tregua ma i risultati non tardano ad arrivare; lo stesso Angebaud, tornato dalle repliche de “Le Roi Lear”, regia di Pierre Debauche, nel quale ha recitato con i suoi allievi, ci informa che lo spettacolo è andato bene e che parte della troupe tornerà il giorno seguente, poiché impegnata in un’altra pièce: si tratta di “Des souris e des hommes“, ispirato al celebre romanzo “Uomini e topi” di John Steinback e che vede alla regia un volto a noi familiare: Agnès François, insegnante della scuola che ci ha accompagnato durante il progetto #teatrosu2piedi; tra gli attori troviamo volti francigeni a noi noti che potremo vedere in scena con questo spettacolo il 9 luglio al 19° Festival d’Agen.

C’è chi parte e c’è chi resta

>>> Guarda le foto dell’ultima leggendaria replica di #teatrosu2piedi alla Place de la Mairie di Agen <<<

Ieri 24 giugno ore 12:00 un bus di attori italiani é partito da Agen, destinazione Prato, dove tutto é iniziato; ognuno con la propria valigia piena di ricordi, libri, sorrisi e panni da lavare, piena di parole, di fatica, di nottate trascorse tra palestre e campeggi, di carte da gioco, di vino e di speranze, di prove e controprove, di sigarette spente, di amori sbocciati, di amicizie nuove, vecchie e consolidate, di vesciche e bastoni, di mappe e canzoni, di trucchi e costumi, di sguardi e di abbracci, di litigi e delusioni, di giochi e di illusioni… Ci salutiamo cantando a squarciagola la canzone “Bella Ciao”.

Gli italiani tornano a casa…non tutti pero’: una di loro si defila questa mattina a Parigi e altre due prendono la folle decisione di non salire su quel bus, di restare ad Agen fino alla fine del Festival che si terra’ dal 5 al 20 luglio. Dopotutto c’è sempre tempo per un altro treno…

I francesi ci guardano stupiti e sorpresi, ma sono felici che una piccola parte d’Italia resti ad Agen, per ricordare loro che non e’ stato tutto un sogno e che la marcia non è ancora finita.

Cena Francese

Cena Francese

La sera ci dedichiamo a uno scambio culinario francese: dopo un mese finalmente una casa, una cucina, una cena artigianale. Tra quiche di vari tipi, vino di San Gimignano, crepes e torta al cioccolato, increduli ci accorgiamo che qualcosa è appena iniziato, mentre tutto il resto è gia, finito, volato chissa’ dove, forse sugli Champs Elysées.

Agen, il gran finale

22 e 23 giugno trentaduesimo e trentatreesimo giorno di #teatrosu2piedi
(da Barbaste a Agen)

Meno due. La fine del viaggio si avvicina: gli abbracci si moltiplicano, le vesciche si asciugano, le valigie di scena si consumano. Partiamo di buon’ora da Barbaste dopo la colazione nel simpatico bar centrale. Signori locali ci osservano, cercano il dialogo, qualcuno improvvisa qualche piccola frase in italiano.

pausa ciliegie!

pausa ciliegie!

Attraversiamo la parte che più somiglia alla Toscana: dove il bosco e i campi di grano dialogano con la collina e le vigne la abbelliscono. I ciliegi sono il nostro pit stop e punto ristoro e a un certo punto le lunghe distese di alberi di mele modificano il paesaggio. Il clima è mite: le iniziali ombre minacciose lasceranno il passo a un timido sole. Il profumo di miele è protagonista di una piccola parte del percorso, l’abbaiare allegro dei cani accompagna tutto il nostro cammino.

grano

grano

Ad un certo punto, in cima alla collina più alta, passiamo accanto allo Chateau Buzet, intorno al quale crescono le vigne omonime. Intanto alcuni di noi raccolgono fiori di oignons per creare un originale bouquet: hanno un intenso odore di cipolla, e ci domandiamo se ne esistano anche in Italia!

al trucco

al trucco

Arriviamo a Bruch: doccia in palestra dopo qualche timido scambio a basket. Da Bruch ci spostiamo nel minuscolo paesino di Montesquieu. Abbiamo qualche ora libera, alcuni di noi ne approfittano per fare una piccola gita a Nerac, la città più bella e turistica della Val d’Abret. Giusto il tempo per ammirare il castello (luogo cult per i matrimoni) e il ponte vecchio e prendere un caffè in uno dei bar sulla piazza.

programma dell'ultimo giorno

programma dell’ultimo giorno

Facciamo la ventesima replica dello spettacolo al campo di calcio di Montesquieu per l’annuale Fete des petanques (le tipiche bocce francesi): l’atmosfera è allegra, c’è un pubblico rumoroso e eccitato, il Sindaco prende la parola prima dello spettacolo. La cena è offerta dalla bocciofila locale organizzatrice della giornata: nei piatti si sente il tocco delle signore del paese, come accade nelle nostre sagre!

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Dopo cena parte addirittura il dj-set, in pista si assiste a un divertente melange di attori-viandanti e signori locali. Molta musica dance francese e qualche ballo di gruppo. Si va a letto tardi.

acqua su acqua

acqua su acqua

La mattina successiva è l’ultima tappa a piedi: direzione Agen, sede del Theatre du Jour e conclusione del nostro cammino. Circa 17 chilometri sul canale un po’ monotoni ma che fanno riflettere su come i francesi riescano a sfruttare bene l’acqua del loro territorio. Una fitta rete di canali collega l’oceano al Mar Mediterraneo e, una volta indispensabili per il trasporto delle merci, sono adesso utilizzati per il turismo. Vediamo passare numerose pennichettes, le tipiche barche per navigare sui canali, molte hanno la bandiera australiana. È una vacanza alternativa e ecosostenibile: le pennichettes sono elettriche e facili da guidare. Sempre a proposito dell’acqua: in Francia sono numerosissime le attività culturali e ricreative attorno ai fiumi, che diventano luoghi vivi anche per le famiglie e per lo sport. Anche l’Italia dovrebbe riscoprire la centralità dei propri polmoni d’acqua, cosa che non accade né a Milano con i Navigli né tantomeno a Roma col Tevere o a Firenze con l’Arno.

in piazza a Agen

in piazza a Agen

L’arrivo a Agen è surreale: camminiamo accanto a un canale che attraversa con un ponte (!) il fiume Garonne. Pranziamo in una brasserie e subito dopo ci dividiamo per le docce nella case dei nostri amici francesi. Lo spettacolo è alle 17 nella piazza della Mairie: il clima ci grazia (anche se il vento è intenso) e in centinaia accorrono per vedere la ventunesima e ultima replica dello spettacolo. A seguire cena chic con il Theatre du Jour al completo.

in piazza a Agen

in piazza a Agen

E poi c’è lo scambio dei regali durante la festa finale al teatro, che non vi racconterò perché – dopo un mese di condivisione sul web – l’ultimo momento credo che sia giusto che rimanga solo nel cuore di chi l’ha vissuto, come il sapore delle lacrime la mattina successiva alla partenza del nostro bus. [sp]

Ps: domani l’ultimo post con i saluti personali

l'ultima cena: bicchieri alzati per #teatrosu2piedi

l’ultima cena: bicchieri alzati per #teatrosu2piedi

Trenta giorni di viaggio

19 e 20 giugno ventinovesimo e trentesimo giorno di #teatrosu2piedi
(da Castelmoron-sur-Lot a Damazan)

> Stasera al Theatre Municipal di Barbaste (h20.30) la terz’ultima dimostrazione di #teatrosu2piedi
> Leggi l’ultimo racconto di Andrea Porcheddu

Giorno libero a Castelmoron, poco da raccontare: c’è chi ne approfitta per tornare a Agen, chi compra il regalo per il compagno che ha sorteggiato (ognuno di noi deve fare un regalino a un altro membro del gruppo, il nome è stato pescato a caso da un sacchetto!) e chi infine riesce a farsi chiudere a chiave in una chiesa! 😉

Il Castello di Castelmoron, ora sede del Comune

Il Castello di Castelmoron, ora sede del Comune

La diga di Castelmoron sul fiume Lot

La diga di Castelmoron sul fiume Lot

Il giorno dopo siamo di fronte a una tappa divisa in due: dobbiamo camminare fino a Clairac e poi col bus fino a Damazan. Sono pochi chilometri e c’è un clima perfetto per il cammino (è nuvoloso, freschino ma non piove). Alcuni di noi decidono di seguire la pista ciclabile che costeggia quasi tutto il fiume Lot. Si passano anche fattorie, torri medievali e chiese sconsacrate.

verso Clairac

verso Clairac

Arriviamo a Clairac, antica cittadina protestante – sul fiume Lot – teatro di importanti avvenimenti storici (come testimonia la targa all’entrata della vecchia Ecole navale). Non c’è molto da vedere, a parte un bel palazzo del XVI secolo con i muri in torchis (legno e terra) e l’Hotel de Ville nella piazza centrale.

Crepe complete!

Crepe complete!

Per fortuna troviamo il nostro rifugium peccatorum: la Creperie de l’Eglise proprio accanto alla chiesa centrale. In questo locale tranquillo e molto curato nell’arredamento ci lasciamo andare ai peccati di gola: crepe dolci e salate, con sidro d’accompagnamento. La signora che gestisce il locale è molto interessata al nostro progetto e conosce le attività di Pierre Dabauche. Ce ne andiamo sazi, ritemprati e felici raggiungiamo gli altri che stanno imbastendo partire a calcio balilla e a biliardo al bar centrale in piazza.

Clairac

Clairac

Arriviamo a Damazan: prendiamo possesso della Salle des fetes dove dormiamo e facciamo lo spettacolo. Dobbiamo convivere con una lezione di ginnastica per anziani e le prove di uno spettacolo per bambini (ma non resistiamo alla tentazione del ballo quando parte la musica di Sarà perchè ti amo dei Ricchi e Poveri).

Clairac

Clairac

Facciamo un piccolo giro nel centro: anche Damazan è una bastide, ma la piazza medievale è ancora una volta diversa: dopo la Halle di Villereal e lo spazio vuoto di Monflanquin, nella piazza centrale di Damazan è il Mairie a trovarsi nel mezzo: edificio che serviva anche – suppongo – per il mercato coperto. I palazzi intorno sono costruiti, come un po’ per tutta la zona, con la tecnica del torchis e del colombages (intelaiatura a traliccio). C’è un tabac, una brasserie e poco più. La chiesa gotica poco più in là desta un certo interesse.

Che c'è, che c'è, che c'è?

Che c’è, che c’è, che c’è?

La sera c’è grande coinvolgimento cittadino per il nostro spettacolo: saranno aggiunte altre sedie rispetto al previsto. I signori del paese sono molto cordiali e contenti di quello che hanno potuto vedere. Facciamo amicizia durante il verre de l’amitié offerto dal Comune. Ceniamo nella sala tutti insieme e ci prepariamo per il giorno dopo: terz’ultimo e intensissimo tragitto francese con spettacolo la sera.

deux femmes avec un homme!

deux femmes avec un homme!

Trenta giorni ovvero un mese in viaggio non sono pochi. Siamo stanchi, agitati per la conclusione, felici per l’esperienza fatta, tristi per gli addii imminenti. Sicuramente ognuno di noi ha acquisito un qualcosa in più, fra pochi giorni ci sarà il tempo di far sedimentare tutto quello che abbiamo raccolto. Intanto si lanciano proposte per eleggere la Miss e il Mister #teatrosu2piedi, e si fanno scommesse su chi non salirà sul fatidico autobus C.A.P. di lunedì a mezzogiorno verso Prato. A domani! [sp]

Pulcinella e la Belle au bois dormant

Pulcinella e la Belle au bois dormant

Che bella cosa..!

Che bella cosa..!

Alla scoperta delle “bastides”

13 giugno, ventitreesimo giorno di #teatrosu2piedi
(da Agen a Villereal)

Fra poco (h20.30) dimostrazione a Monflanquin.
Leggi il quarto appuntamento con #teatrosu2piedi di Andrea Porcheddu e gli articoli in francese usciti su ladepeche.fr e sudouest.fr

La giornata non è delle migliori al nostro risveglio nella scuola di amministrazione penitenziaria: piove e fa freddo. Subito dopo colazione facciamo lavatrici ma i panni non si asciugheranno. All’ora di pranzo torniamo al Theatre du Jour, per pochi minuti spiamo le prove degli allievi del primo anno. Al Theatre du Jour vengono messi in scena sia testi classici che contemporanei, ma tutti con una forte impronta da teatro musicale di strada: con testi originali, musica dal vivo e canti. Dai pochi minuti di prove a cui assistiamo notiamo le affinità con le parti francesi del nostro Boccaccio e così anche l’imprinting di questa scuola di teatro.

le prove al Theatre du Jour

le prove al Theatre du Jour

Mangiamo in una brasserie nel centro di Agen, squisiti sia l’insalata calda col bacon che il pollo ai funghi che la torta. La giornata inizia a prendere il verso giusto!

fermata equina

fermata equina

Mentre attendiamo l’autobus alla stazione, noi italiani ritroviamo i nostri amici francesi che hanno avuto ventiquattro ore di tempo per tornare a casa e sistemarsi. Grandi abbracci come se non ci vedessimo da mesi. Ormai siamo inseparabili, già vedo le lacrime al momento dell’addio.

la scuola che ci accoglie

la scuola che ci accoglie

In un’ora mezzo, risalendo verso nord il territorio della Lot-et-Garonne, siamo a Villereal. Il paese, che conta poco più di mille abitanti, è una delle numerose bastides costruite intorno al XIII secolo dagli inglesi, durante la guerra dei cento anni, nel sud ovest della Francia. Le bastides sono concepite come singole unità architettoniche e hanno tutte una struttura simile con una piazza centrale dove si teneva il mercato e due vie che la attraversano formando una croce. La piazza era il centro economico e politico del paese: qui si trova sempre il Municipio (Mairie) e il perimetro è delimitato da portici con le tipiche arcate.

la dimostrazione sotto la Halle nella piazza di Villereal

la dimostrazione sotto la Halle nella piazza di Villereal

La piazza di Villereal ha una halle (mercato coperto) dove faremo lo spettacolo la sera. Abbiamo prima il tempo di sistemarci: poco fuori dal centro storico ci accoglie la CFA métiers du cheval ovvero una scuola nazionale per fantini, dove gli studenti imparano l’arte di cavalcare e accudire i cavalli. Ci sono numerosi equini nella stalla e c’è anche un ippodromo. L’edificio è nuovo e ben organizzato.

la dimostrazione sotto la Halle nella piazza di Villereal

la dimostrazione sotto la Halle nella piazza di Villereal

Alle 20.30 andiamo in scena, la location è suggestiva e c’è un discreto pubblico nonostante il cattivo tempo. Dopo lo spettacolo è prevista una cena a buffet per tutti: gli attori si mescolano con la popolazione locale e si crea un’atmosfera conviviale: #teatrosu2piedi ha già conquistato anche la Lot-et-Garonne! [sp]

Monflanquin, pochi minuti fa. Il blog ha anche una funzione sociale! ;-)

Monflanquin, pochi minuti fa. Il blog ha anche una funzione sociale! 😉