Un Chapeau de Paille d’Italie I°parte – Intervista a Robert Angebaud

copione

Il 19°Festival d’Agen si è concluso, ma rimangono in cantiere articoli e ricordi che ci è stato impossibile pubblicare prima del termine, ma che meritano spazio. Tra questi non può mancare l‘intervista a Robert Angebaud, insegnante della scuola teatro d’Aquitania, che ha messo in scena Un Chapeau de Paille d’Italie di E.Labiche. Lo abbiamo incontrato i primi giorni del Festival, appena ha avuto un momento libero è venuto nel cortile del college d’Etat Chaumié per scambiare quattro chiacchiere con noi.

D: Et Donc, come è avvenuto il tuo incontro con il teatro? E come sei diventato insegnante della scuola teatro d’Aquitania?

R: Quand’ero piccolo mio padre si interessava molto al teatro musicale, all’operetta, e io andavo a vederlo ogni sabato, quindi per me il teatro era la musica, il canto. Un giorno ho visto l’avaro di Molière e non c’era né musica né canto e non ho capito niente. Per me nel teatro ci deve essere la musica e quando è possibile anche il canto. Ho cominciato facendo teatro amatoriale, ero in diverse compagnie tra cui una universitaria e una specializzata nel teatro di Brecht. Dopo la guerra di Algeria che io non ho voluto fare, ho incontrato un direttore di una compagnia professionale che  mi ha proposto di essere amministratore della  sua compagnia e di occuparmi delle relazioni pubbliche, tutto questo per poter recitare. Nel 1968 ho incontrato Pierre Debauche e ho lavorato con lui al conservatorio e abbiamo fondato un teatro insieme, lui ha fondato il festival de Francophonie e abbiamo continuato il cammino sempre insieme. Quando Pierre è arrivato ad Agen, mi ha fatto venire voglia di fermarmi, di posare le mie valigie, di fare teatro qui ed è quello che faccio da più di 20 anni.

D: Che cosa pensi di Pierre Debauche?

R: Per me Pierre è prima di tutto un poeta, è un uomo che è capace di fare dei progetti completamente contraddittori e insensati al tempo stesso e di dare fiducia agli altri per farli; ho rispetto e ammirazione per lui. E’ lui che guida la macchina dal 1968 e in quella macchina c’è un posto per me, io mi faccio trasportare.

D: Come scegli i testi da mettere in scena? Perché proprio il Cappello di Paglia di Labiche?

R: C’è un idea che il regista sceglie. Io non ho mai l’impressione di scegliere veramente, mi sembra che le cose mi arrivino. Per le Chapeau è stato Pyerik a dire di fare questo testo.

copione

copione

CAM00565

D: Per la regia di uno spettacolo, tra recitazione, musiche, canzoni, costumi… Qual è la tua priorità?

R: L’attore. Io posso fare uno spettacolo senza scenografia né decorazioni, ma fondamentalmente mi interessa il corpo dell’attore nello spazio, mi interessa come occupa lo spazio, come si muove, possiamo chiamarlo coreografia, pantomima, commedia, tragedia… Ma i giovani vengono per vedere il corpo dell’attore. Gli attori inoltre devono pensare ai loro costumi e prepararseli da soli.

D: Come avviene la scelta del cast?

R: Io organizzo la distribuzione dei ruoli in base agli accordi e all’armonia delle voci, che devono aiutarsi tra loro e non contrastarsi.

D: Per la creazione di un personaggio fornisci delle indicazioni oppure lasci fare loro delle proposizioni?

R: Mi interessa l’improvvisazione e come ognuno trova il proprio metodo, non ho voglia di lavorare con giovani che hanno tutti lo stesso pensiero, lo stesso metodo, perché quello deve essere personale. Dunque bisogna ricercare, ci sono dei momenti di panico, e quando però non ho il tempo e sono obbligato ad andare più veloce allora devo dare loro delle indicazioni; è la contraddizione del mestiere.

CAM00517 CAM00543 CAM00528 CAM00514

D: In questo spettacolo i personaggi sono delle caricature, delle parodie, strumenti per criticare la società. La difficoltà in questo spettacolo non è il rischio di cadere in un’interpretazione troppo esteriore?

R: Si ci sono delle difficoltà, ma non come esagerazione, ma di uscire dalle abitudini psicologiche. Stanislavskij penso si applichi al dramma; voi allievi della scuola del teatro Metastasio avete appreso la tecnica della maschera… E usare la maschera ovviamente è un modo di recitare differente dal fare Cechov, poiché non sono dei personaggi reali. Per un attore francese è difficile liberarsi dal dramma. L’importante è jouer. V’è un detto francese che dice “mettersi nella pelle del personaggio”, ma in realtà non la vedi mai, la pelle è la tua.

D: C’è un messaggio che vuoi mandare tramite questo spettacolo?

R: Io non ho un messaggio personale da inviare, so che il testo mi parla di molte cose, mi racconta di una società, Ferdinand è un piccolo borghese, è l’anti-eroe. Mi interessa soprattutto la questione del matrimonio e come si sviluppa in quest’opera… è terribile!

D: La scelta di far indossare dei nasi di maiale alla sposa e a tutti i suoi parenti…

R: Ferdinand racconta un mondo irreale, lui vede una realtà deformata a causa delle sue paure e tutti i giovani che considera inferiori lui li vede come bestie. Quindi ho voluto che il coro divenisse visibile allo spettatore esattamente come lo vede Ferdinard. La maschera è anche un modo per far sentire gli attori del coro più uniti e per accomunarli.

D: Come è stato recitare con i tuoi allievi nel Re Lear?

R: Per me è normale, sono 20 anni che recito con i miei allievi. La mattina si fanno i corsi, il pomeriggio si prova e la sera si recita. Per me è assolutamente normale!

D: A che cosa pensi quando reciti?

R: La sola cosa che mi interessa è divertirmi, di essere come un bambino, la sensazione è la stessa.

Ringraziamo di cuore Robert per la sua disponibilità e per il suo pozzo di esperienze; ci auguriamo di rivederlo presto. Per ascoltare l’intervista in francese seguire il link, troverete senz’altro maggiori dettagli:

Interview en français à Robert Angebaud:

http://yourlisten.com//Rosemaryeiltre_tw/intervista-a-robert-angebaud

Annunci

2 Pensieri su &Idquo;Un Chapeau de Paille d’Italie I°parte – Intervista a Robert Angebaud

  1. Ho seguito con molta gioia voi ragazzi durante tutto il vostro meraviglioso viaggio con teatrosu2piedi e mi fa molto piacere continuare a leggere delle esperienze di chi è rimasto in Francia…spero di avere notizie anche degli italiani…

  2. Pingback: Un Chapeau de Paille d’Italie – II° Parte – Lo spettacolo | #teatrosu2piedi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...